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Alarico
La tomba nel Busento
( Traduzione di Giosuè Carducci )
Cupi a notte canti suonano
Da Cosenza su 'l Busento,
Cupo il fiume gli rimormora
Dal suo gorgo sonnolento.
Su e giù pe 'l fiume passano
E ripassano ombre lente:
Alarico i Goti piangono,
Il gran morto di lor gente.
Ahi sì presto e da la patria
Così lungi avrà il riposo,
Mentre ancor bionda per gli ómeri
Va la chioma al poderoso!
Del Busento ecco si schierano
Su le sponde i Goti a pruova,
E dal corso usato il piegano
Dischiudendo una via nuova.
Dove l'onde pria muggivano
Cavan, cavano la terra;
E profondo il corpo calano,
A cavallo, armato in guerra.
Lui di terra anche ricoprono
E gli arnesi d'òr lucenti:
De l'eroe crescan su l'umida
Fossa l'erbe de i torrenti!
Poi, ridotto a i noti tramiti,
Il Busento lasciò l'onde
Per l'antico letto valide
Spumeggiar tra le due sponde.
Cantò allora un coro d'uomini: -
Dormi, o re, ne la tua gloria!
Man romana mai non vìoli
La tua tomba e la memoria! -
Cantò, e lungo il canto udivasi
Per le schiere gote errare:
Recal tu, Busento rapido,
Recal tu da mare a mare.
Giosuè Alessandro Michele Carducci.
Fu il primo italiano a ricevere il premio Nobel per la letteratura (1906).
Nasce nel 1835 a Valdicastello da Michele e Ildegonda Celli, nel 1839 la famiglia si trasferì a Bolgheri dove il padre esercitava la professione di medico condotto. Tra questi paesaggi, il cui ricordo si riscontrerà in molte delle sue poesie, il giovane Carducci trascorse felicemente la propria infanzia fino al 1848, quando il padre dovette trasferirsi perché accusato di attività antigovernativa. A Bolgheri e a Castagneto, il Carducci intraprese i primi studi e fece le prime letture, sotto la guida del padre dotato di una buona cultura classica. Morì a Bologna il 16 febbraio 1907